La direttiva europea per la riqualificazione energetica degli edifici ha proposto di eliminare i sussidi per l’installazione di caldaie a gas entro il 2027 e invita gli Stati a pianificare lo stop all’uso di combustibili fossili per il riscaldamento entro il 2040.

La direttiva per le caldaie a Gas

Il 15 dicembre 2021 la Commissione Europea ha presentato a Bruxelles le sue proposte legislative dedicate all’efficienza energetica nell’edilizia pubblica e privata. L’obiettivo è quindi quello di ridurre le emissioni nocive. Il pacchetto fa parte della politica ambientale “Fit for 55” che punta alla riduzione della CO2 del 55% rispetto al 1990 entro il 2030.

La direttiva è necessaria per aiutare gli Stati membri a raggiungere la quota di energie rinnovabili del 49% entro il 2030, quota stabilita nella direttiva sulle energie rinnovabili.

La proposta della Commissione, se adottata dagli Stati membri dell’UE e dal Parlamento europeo, richiederebbe ai nuovi edifici di eliminare le emissioni di carbonio a partire dal 2030, con una scadenza anticipata al 2027 per i nuovi edifici pubblici.

Questa proposta faciliterà la ristrutturazione di case, scuole, ospedali, uffici e altri edifici in tutta Europa per ridurre emissioni di gas serra e bollette energetiche, migliorando la qualità della vita di milioni di europei.

Il vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, Frans Timmermans, ha dichiarato: 

“Incentivare la ristrutturazione di case e altri edifici sostiene la ripresa economica e crea nuove opportunità di lavoro. Inoltre, la ristrutturazione energetica porta a ridurre le bollette energetiche e alla fine gli investimenti si ripagano da soli. Fornendo sostegno finanziario per il necessario investimento iniziale, la proposta odierna sulla prestazione energetica degli edifici mira a incrementare il tasso di rinnovamento energetico in tutta l’UE. La sua attenzione agli edifici con le prestazioni peggiori dà la priorità alle ristrutturazioni più convenienti e aiuta a combattere la povertà energetica.”

Il commissario per l’Energia, Kadri Simson, ha dichiarato inoltre che gli edifici sono il più grande consumatore di energia in Europa, utilizzano il 40% della nostra energia e creano il 36% delle nostre emissioni di gas serra. 

Questo perché la maggior parte degli edifici non sono efficienti dal punto di vista energetico e sono ancora per lo più alimentati da combustibili fossili. 

Dobbiamo fare qualcosa con urgenza, poiché oltre l’85% degli edifici odierni sarà ancora in piedi nel 2050, quando l’Europa dovrà essere climaticamente neutra. 

Migliorare le nostre case è anche una risposta efficace ai prezzi elevati e sempre più in aumento dell’energia: gli edifici con le prestazioni peggiori nell’UE consumano molte volte più energia di quelli nuovi o adeguatamente ristrutturati. E spesso sono i più vulnerabili, le persone che hanno meno risorse quelle che vivono in case meno efficienti e quindi faticano a pagare i conti. 

La ristrutturazione riduce sia l’impronta energetica degli edifici che i costi energetici per le famiglie, stimolando anche l’attività economica e la creazione di posti di lavoro.

Nuovi standard minimi

Le nuove proposte introducono diversi standard minimi. L’obiettivo è quello di migliorare l’efficienza energetica degli edifici, e a questo proposito, la Commissione Europea, propone che il 15% del patrimonio edilizio pubblico di un paese con l’efficienza energetica più bassa (G) passi alla classe superiore (F) entro il 2027 per raggiungere la classe E entro il 2030. Per gli edifici residenziali le date slittano di 3 anni:

  • classe F entro il 2030;
  • classe E entro il 2033.

Questa attenzione iniziale sugli edifici con le prestazioni più basse soddisfa il duplice obiettivo di massimizzare il potenziale di decarbonizzazione e di alleviare la povertà energetica.

Cosa possiamo fare noi? 

L’Italia ha previsto tutta una serie di bonus che potrete utilizzare per aumentare l’efficientamento energetico della vostra abitazione. 

I bonus corrispondono ad alcune agevolazioni fiscali accessibili da parte di tutti quei cittadini che decidono di sostituire la vecchia caldaia con una più efficiente, e che garantisce un risparmio energetico. L’agevolazione viene applicata con diverse percentuali, in base alla tipologia di lavoro effettuato:

  1. Agevolazione al 50% delle spese: nel caso di installazione di una nuova caldaia (senza valvole) di classe A;
  2. Agevolazione al 65% delle spese: nel caso di installazione di una nuova caldaia di classe A o superiore, con l’applicazione di valvole per il controllo del riscaldamento;
  3. Agevolazione al 110% delle spese: nel caso in cui il lavoro di sostituzione della caldaia rientri in uno dei lavori previsti per il Super Bonus 110%.

La pulizia dell’impianto di riscaldamento, intesa come la rimozione di tutte quelle sostanze ostruenti che con il tempo si creano e depositano all’interno dell’impianto stesso, permette di migliorarne l’efficienza ed il rendimento termico, oltre a preservare i materiali che lo compongono dal processo di decadimento.

Il funzionamento di un impianto di riscaldamento è determinato dallo scambio di acqua che intercorre tra caldaia e termosifoni. L’acqua circola in un impianto chiuso, senza interruzione, e può quindi essere vecchia anche di 20 o 30 anni.

Nel corso del tempo, l’acqua potrebbe agire negativamente sia sulla caldaia che sui termosifoni, causando corrosione, ossidazione e perdite che andranno a compromettere inevitabilmente l’integrità e l’efficienza di tutto l’impianto di riscaldamento.

Il lavaggio del sistema serve proprio ad evitare e prevenire l’insorgere di queste problematiche, che spesso conducono alla sostituzione della caldaia e dei caloriferi.

La pulizia viene eseguito attraverso l’inserimento di una pompa idraulica all’interno dell’impianto, che permetterà la rimozione delle incrostazioni presenti senza danneggiare il sistema stesso.

Il processo di pulizia termina con la rimozione della vecchia acqua e l’inserimento di quella nuova.

Inoltre, attraverso la normativa UNI 8065 del 2019, che sostituisce la prima versione del 1989, il lavaggio ed il risanamento degli impianti di climatizzazione invernali ed estivi diventa obbligatorio nei seguenti casi:

  •  Realizzazione di un nuovo impianto
  •  Ristrutturazione di un edificio
  •  Sostituzione della caldaia
  •  Passaggio da una caldaia tradizionale ad una a condensazione

Nei casi appena osservati, il lavaggio dell’impianto termico e obbligatorio per legge, come da DPR 59/2009 (Regolamento di attuazione dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia) entrato in vigore il 25 giugno 2009.

Esistono poi casi in cui la pulizia dell’impianto non è obbligatoria ma assolutamente consigliabile:

  • In presenza di stanze più fredde rispetto ad altre
  • Quando l’impianto impiega parecchio tempo per riscaldarsi
  • In presenza di termosifoni freddi
  • Se la caldaia è troppo rumorosa o va spesso in blocco

La normativa UNI 8065 ha come oggetto la definizione e la determinazione dei diversi parametri chimici e fisici che caratterizzano le acque impiegate negli impianti di riscaldamento, la produzione di acqua calda sanitaria fino a 110°C e per gli impianti solari a scopo termico.

Gli aggiornamenti normativi prevedono la descrizione dei trattamenti, i punti di intervento e le caratteristiche delle acque destinate agli scopi appena osservati.

Vantaggi derivati dal lavaggio dell’impianto

Attraverso la pulizia del sistema di riscaldamento sarà possibile ottenere diversi benefici:

  • Risolti i problemi di corrosione
  • Eliminazione di sporcizia all’interno dell’impianto, come alghe e residui di calcare
  • Maggiore efficienza dell’impianto, che determinerà un notevole risparmio energetico

A chi affidarsi

Per la pulizia dell’impianto di riscaldamento è possibile rivolgersi ai professionisti di CASAMIA CALDAIE , azienda che offre servizi di vendita, installazione, assistenza e manutenzione di caldaie a gas, centrali termiche, scaldabagni, impianti di riscaldamento ed energie rinnovabili.

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La nuova Legge di Bilancio 2022 (Legge 30 dicembre 2021, n.234), pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed entrata ufficialmente in vigore a partire dal primo gennaio 2022, ha introdotto diverse novità ed alcune proroghe per i diversi bonus previsti dal Governo.

I bonus per l’acquisto e l’installazione di una nuova caldaia vengono prorogati fino al 2024, continuando a garantire detrazioni fiscali del 65%, 50% e 110%.

Restano invariate anche le opzioni che conducono allo sconto in fattura ed alla cessione del credito.

Bonus caldaia 65%

L’ecobonus per il risparmio energetico prevede una detrazione Irpef pari al 65% della spesa complessiva (a fronte di una spesa massima di 30 mila euro), ma per accedervi bisognerà installare non solo una caldaia a condensazione di classe A, ma anche dei sistemi di termoregolazioni evoluti, oppure delle valvole termostatiche. L’obiettivo è infatti ottimizzare il risparmio energetico installando dei sistemi per la termoregolazione, in grado di abbattere gli sprechi legati al riscaldamento degli ambienti.

Questi sistemi servono per la gestione della temperatura e sono fondamentali per un uso corretto della caldaia e devono appartenere alla classe V (termostato che varia la temperatura dell’acqua in relazione a quella dell’ambiente), classe VI (centralina di termoregolazione e sensore ambientale che modifica la temperatura dell’acqua a seconda della temperatura esterna ed interna), o classe VIII (diversi sensori controllano la temperatura ambientale).

Le detrazioni fiscali non sono previste in caso di passaggio da impianto centralizzato ad autonomo o individuale.

Bonus ristrutturazione 50%

Acquistando soltanto una caldaia a condensazione di classe A, quindi senza alcun sistema di termoregolazione, si potrà comunque usufruire di una detrazione del 50%, sfruttando il bonus ristrutturazioni.

Il bonus ristrutturazione prevede infatti una detrazione del 50% per chiunque effettui lavori di recupero del patrimonio edilizio e che per questo applica uno sconto sull’Irpef per le spese legate ad una nuova caldaia, considerata come parte integrante della manutenzione della casa.

In questo caso, il massimale di spesa sale fino a 96mila euro.

Superbonus 110%

Il Superbonus 110% è un’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

I cosiddetti interventi trainanti danno accesso al bonus e sono imprescindibili (isolamento termico sugli involucri, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni, interventi antisismici)

I lavori trainanti sbloccano gli interventi trainati, lavorazioni che possono rientrare nel Superbonus soltanto se realizzati contestualmente a quelli trainanti (lavori di efficientamento energetico, installazione di pannelli fotovoltaici, infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici).

La sostituzione della caldaia rientra tra gli interventi trainati previsti dal Superbonus 110%, e per accedervi bisognerà ovviamente realizzare almeno uno tra gli interventi trainanti che daranno diritto al bonus.

Tutti gli interventi citati devono prevedere un miglioramento di almeno due classi energetiche, e questo vale anche per la sostituzione della caldaia.

La Pratica Enea

Ricordiamo che per sfruttare il Bonus Caldaie sarà necessario inviare la documentazione all’ENEA con la documentazione descrittiva degli interventi di riqualificazione energetica eseguiti. La documentazione dovrà essere inviata entro e non oltre i 90 giorni dalla fine dei lavori. 

La Legge di Bilancio 2022 pubblicata in Gazzetta Ufficiale (Legge 30 dicembre 2021, n.234, entrata in vigore a partire dal primo gennaio 2022) proroga il Superbonus 110% al 2022, e per alcuni casi estende la maxi detrazione fiscale fino al 2025.

Cos’è il Superbonus 110%

Il Superbonus 110% consiste in un’agevolazione di natura fiscale prevista dal Decreto Rilancio, che prevede una detrazione fiscale del 110% per le spese sostenute in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

I lavori necessari per l’accesso al bonus sono detti trainanti:

  • Isolamento termico sugli involucri (cappotto termico)
  • Coibentazione del tetto
  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni
  • Interventi antisismici

Esistono poi i cosiddetti lavori trainati, interventi che possono rientrare nel Superbonus 110% soltanto se realizzati contestualmente a quelli trainanti:

  • Interventi di efficientamento energetico
  • Installazione di pannelli fotovoltaici
  • Intervento di acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi
  • Infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici.

In luogo della detrazione fiscale, sarà possibile scegliere tra la cessione del credito (il credito di imposta viene ceduto al posto della detrazione spettante, e si può cedere a banche, istituti di credito e fornitori) e lo sconto in fattura (da effettuarsi sullo spettante dovuto direttamente dall’impresa che si occuperà dei lavori).

Le novità della Legge di Bilancio 2022

Come già osservato, il Superbonus 110% viene esteso al 2022 e non solo.

Per condomini, persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione e per le organizzazioni non a scopo di lucro ma di utilità sociale, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozioni sociale la detrazione viene estesa anche al 2023, per essere poi ridotta progressivamente per il 2024 ed il 2025.

Ecco in dettaglio le novità riguardanti importi e scadenze:

  • La detrazione resta del 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023
  • La detrazione scende al 70% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2024
  • La detrazione scende al 65% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025

Per quanto riguarda le abitazioni unifamiliari, la detrazione resta fissata nella misura del 110% per tutte le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022, a condizione che sia ultimato almeno il 30% dei lavori previsti entro il 30 giugno 2022.

Per le cooperative di abitazioni a proprietà indivisa, l’agevolazione resta invariata al 110% per tutte le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, a condizione che venga ultimato almeno il 60% dei lavori previsti entro il 30 giugno 2023.

Decade il decreto antifrode (Decreto Legge 157/2021) assorbito dalla Legge di Bilancio 2022, che ne mantiene comunque le norme:

  • Rispetto del prezzario di riferimento, come previsto dal Decreto 6 agosto 2020.
  • Permane l’obbligo di asseverazione, che dovrà essere eseguito da un tecnico abilitato, il quale stabilirà la congruità dei prezzi degli interventi in essere.
  • Il visto di conformità viene esteso anche nei casi in cui il Superbonus venga utilizzato in detrazione in sede di dichiarazione dei redditi.

La caldaia è il cuore pulsante della nostra casa durante i mesi freddi, eppure troppo spesso ce ne ricordiamo solo quando smette di funzionare. Una corretta manutenzione non è solo una questione di efficienza, ma anche di sicurezza e risparmio economico. Per effettuare una corretta manutenzione della caldaia, è importante controllare la pressione, pulire regolarmente i filtri, fare il lavaggio chimico dell’impianto e programmare interventi annuali di revisione da un tecnico qualificato.

Perché è importante la manutenzione della caldaia?

Prendersi cura della propria caldaia è come fare i controlli periodici alla nostra auto: un piccolo investimento oggi che ci evita costose riparazioni domani. Una caldaia ben mantenuta consuma meno combustibile, riducendo sensibilmente le bollette energetiche a fine mese. Ma non è solo una questione economica: una caldaia trascurata può diventare pericolosa, aumentando il rischio di perdite di gas o, nei casi più gravi, di incidenti domestici.

La manutenzione regolare prolunga inoltre la vita dell’impianto. Pensate che una caldaia ben curata può durare anche 5-7 anni in più rispetto a una trascurata. È come investire in salute per il nostro sistema di riscaldamento.

Quali sono i passaggi fondamentali per una manutenzione efficace della caldaia

Controllare la pressione dell’acqua è il primo passo da fare per la manutenzione della caldaia. Dovrebbe mantenersi intorno a 1-1,5 bar quando l’impianto è freddo. Un valore troppo basso o troppo alto è spesso il primo campanello d’allarme di un problema più serio. Verificatela periodicamente, specialmente dopo lunghi periodi di inattività.

La pulizia del bruciatore e dei filtri è un altro aspetto cruciale. Col tempo, polvere e residui possono accumularsi, compromettendo l’efficienza dell’impianto. Un bruciatore pulito significa una fiamma più stabile e un riscaldamento più efficace. Non servono prodotti speciali: spesso è sufficiente rimuovere delicatamente lo sporco con un pennello a setole morbide.

L’efficienza energetica: un beneficio per l’ambiente e il portafoglio

Verificare l’efficienza energetica della caldaia non è solo un obbligo di legge, ma un’opportunità per risparmiare. Una caldaia che funziona al massimo delle sue potenzialità trasforma quasi tutta l’energia del combustibile in calore utile. Al contrario, un impianto inefficiente disperde energia preziosa e denaro. Durante la manutenzione, il tecnico dovrebbe verificare il rendimento energetico dell’impianto, suggerendo eventuali regolazioni.

Il controllo dei fumi: la salute passa anche da qui

Il controllo dei fumi è uno degli aspetti più tecnici della manutenzione, ma non per questo meno importante. Un’analisi corretta ci dice se la combustione avviene in modo ottimale e se i gas di scarico rispettano i limiti previsti dalla legge. Non è solo una questione ambientale: una combustione inefficiente può portare alla produzione di monossido di carbonio, un gas inodore ma potenzialmente letale.

L’importanza del tecnico qualificato

Per quanto possiamo fare molto nella manutenzione ordinaria, la revisione annuale affidata a un tecnico qualificato rimane insostituibile. Solo un professionista può verificare aspetti come la tenuta dei raccordi gas, l’integrità dello scambiatore di calore o il corretto funzionamento dei dispositivi di sicurezza. È come una visita medica specialistica per la nostra caldaia: un appuntamento da non rimandare.

Cosa succede se non fai la manutenzione?

Trascurare la manutenzione della caldaia è come ignorare un dolore persistente: prima o poi la situazione può aggravarsi. Nel breve periodo, potreste notare un aumento dei consumi energetici e una diminuzione dell’efficienza dell’impianto. Nel lungo periodo, il rischio è quello di trovarsi con riparazioni costose o, nei casi più gravi, di dover sostituire l’intera caldaia prematuramente.

C’è poi l’aspetto legale: la normativa italiana prevede controlli obbligatori periodici. Trascurarli può comportare sanzioni amministrative anche salate. Ma soprattutto, una caldaia non manutenuta rappresenta un rischio per la sicurezza di tutta la famiglia.

La manutenzione stagionale: un calendario per la tua caldaia

La manutenzione non è uguale in tutte le stagioni. In autunno, prima di riaccendere l’impianto dopo mesi di inattività, è importante verificare la pressione dell’acqua e fare una pulizia generale. In primavera, quando spegniamo la caldaia, è il momento ideale per la revisione annuale: i tecnici sono meno impegnati e avrete tutto il tempo per risolvere eventuali problemi prima della stagione fredda.

Durante l’estate, anche se la caldaia funziona solo per l’acqua calda, non dimenticatevi di verificare occasionalmente la pressione. L’inverno è invece il momento di prestare attenzione a eventuali rumori anomali o perdite di efficienza.

La normativa vigente: cosa dice la legge

Il D.P.R. 74/2013 ha delineato con precisione gli obblighi per la manutenzione delle caldaie. La frequenza dei controlli varia in base alla potenza e al tipo di combustibile dell’impianto, ma generalmente è richiesta una revisione annuale. Il “libretto di impianto” non è un semplice documento burocratico, ma un vero e proprio diario di salute della vostra caldaia, dove vengono registrati tutti gli interventi effettuati.

Quali sanzioni può comportare la mancata manutenzione della caldaia?

  • La mancata revisione della caldaia può comportare multe da 50 a 200 euro.
  • L’assenza del libretto della caldaia regolamentare può comportare multe da 500 a 600 euro.
  • Il mancato controllo del rendimento relativo alla combustione può comportare multe da 500 a 3000 euro.

Ricordate che la responsabilità della manutenzione è del proprietario dell’impianto o, in caso di condominio, dell’amministratore. Non si tratta solo di rispettare la legge, ma di garantire la sicurezza di tutti.

Domande frequenti sulla manutenzione della caldaia

Ogni quanto va fatta la manutenzione della caldaia?

La manutenzione ordinaria va effettuata almeno una volta all’anno, preferibilmente prima dell’inizio della stagione fredda. Tuttavia, caldaie più vecchie o utilizzate intensivamente potrebbero richiedere controlli più frequenti.

Quanto costa la manutenzione annuale della caldaia?

I costi variano in base alla zona geografica e al tipo di caldaia, ma mediamente si aggirano tra i 70 e i 150 euro per un intervento standard. Può sembrare un costo, ma è in realtà un investimento che si ripaga con minori consumi e maggiore durata dell’impianto.

Prendersi cura della propria caldaia è un gesto di responsabilità verso se stessi, verso la propria famiglia e verso l’ambiente. Una corretta manutenzione garantisce comfort, sicurezza e risparmio. 

Prima di accendere l’unità di riscaldamento, soprattutto in vista del periodo autunnale e invernale, bisognerà assicurarsi che l’impianto funzioni correttamente ed in modo sicuro.

Un approccio che preveda una sorta di manutenzione preventiva manterrà la caldaia operativa in modo sempre efficiente e metterà al riparo da guasti e malfunzionamenti del tutto evitabili, permettendo inoltre di risparmiare su eventuali riparazioni, perché si anticiperà l’insorgere di problematiche più gravi.

In questo articolo vedremo 10 passaggi da effettuare prima di rimettere in funzione la caldaia, con l’obiettivo di mantenere inalterato il buon funzionamento dell’impianto, ottimizzare i consumi e risparmiare sulla bolletta.

Ecco i 10 passaggi da compiere prima dell’accensione della caldaia

  • Controllo periodico

Il cosiddetto Bollino Blu è un controllo obbligatorio per legge (D.L. n.192 del 19 agosto 2005, D.P.R. 74/2013, direttiva europea 2002/91/CE, D.Lgs. 311/06), attraverso il quale vengono controllati i fumi di scarico e le sostanze inquinanti emesse dal sistema, va eseguito ogni anno per impianti con potenza superiore a 100 kW, ogni 2 anni per caldaie con potenza compresa tra 10 e 100 kW (per le caldaie a combustibile solido o liquido); da eseguire ogni 2 anni per impianti con potenza superiore a 100 kW, ogni 4 anni per caldaie con potenza compresa tra 10 e a00kW (per le caldaie a gas). Si tratta di una certificazione obbligatoria per legge, eseguita da tecnici specializzati e abilitati, i quali potranno attestare il corretto funzionamento della caldaia.

  • Pulizia del sistema

Si tratta dell’analisi dei radiatori della caldaia, ed è possibile eseguirlo in autonomia, senza coinvolgere personale specializzato. In sostanza, quest’operazione consiste nell’eliminazione dell’aria in eccesso: si apre la valvola per far fuoriuscire l’aria, per poi richiuderla quando l’emissione d’acqua diverrà costante, concludendo questo passaggio tramite la verifica della pressione sul manometro della caldaia (i valori dovranno esser compresi tre 1 e 1,5 bar).

  • Controllo della temperatura dell’acqua

La temperatura dell’acqua è importantissima per il corretto funzionamento della caldaia, e dovrà sempre esser compresa tra i 45 ed i 55 gradi Centigradi. Temperature più alte daranno come risultato un notevole aumento dei consumi, con un conseguente rincaro in bolletta. Si tratta di un passaggio cruciale, molto semplice da eseguire, che non andrà assolutamente dimenticato.

  • Pulizia dei caloriferi

I termosifoni, aumentando la propria temperatura quando in funzione, potrebbero concorrere ad un cambio di colore delle pareti sui quali sono ubicati, le quali potrebbero apparire annerite. Per contrastare in parte questo fenomeno, bisognerà pulire a fondo i vari elementi che compongono l’impianto ed eliminare la polvere accumulata tra calorifero e parete. Per questo tipo di pulizia sarà possibile utilizzare un panno umido per la parte esterna, mentre per le fessure torneranno utili spazzole pieghevoli o scovolini per termosifoni, che potranno catturare la polvere in eccesso.

  • Predisposizione degli umidificatori

Gli umidificatori in ceramica dovranno sempre accompagnarsi alla presenza dei caloriferi: una volta riempiti d’acqua, potranno garantire il giusto livello di umidità all’interno degli ambienti. Basterà riempirli prima di accendere i termosifoni, controllando periodicamente il livello d’acqua.

  • Verifica della temperatura interna

La temperatura della casa dovrà essere sempre tenuta d’occhio, e non dovrebbe mai superare i 20°C, visto che si tratta della temperatura ottimale per garantire il giusto comfort all’interno dell’ambiente domestico. Livelli eccedenti porteranno solo svantaggi: temperature troppo elevate aumenteranno i consumi, porteranno ad uno spreco energetico e si riveleranno nocive per la salute, per la differenza eccessiva tra esterno ed interno.

  • Applicazione di valvole termostatiche

Le valvole termostatiche ottimizzano il risparmio energetico, perché regolano l’afflusso di acqua calda all’interno dell’impianto e riescono a mantenere una temperatura costante. Questi sistemi sono importanti anche in vista del bonus caldaia 65%, e dovranno appartenere alla classe V (termostato che varia la temperatura dell’acqua in relazione a quella dell’ambiente), classe VI (centralina di termoregolazione e sensore ambientale che modifica la temperatura dell’acqua a seconda della temperatura esterna ed interna), o classe VIII (diversi sensori controllano la temperatura ambientale). Sarà possibile realizzare un risparmio dei consumi fino al 30%.

  • Cambio di abitudini

Per non disperdere calore ed evitare sprechi energetici ed economici, sarà necessario modificare alcuni comportamenti quotidiani: no alle tende che coprono i termosifoni, evitare di mettere lo stendino vicino al calorifero per far asciugare i panni più rapidamente. Insomma, bisognerà evitare di porre qualsiasi ostacolo davanti al termosifone, perché così facendo si ostacolerebbe il normale flusso d’aria (aumentando in questo modo i consumi).

  • Cambiare l’aria

Cambiare l’aria in casa è una buona abitudine, ma bisognerà farlo diligentemente: per evitare di raffreddare eccessivamente gli ambienti, sprecando energia, sarà necessario tenere le finestre aperte per circa 15/20 minuti, evitando di lasciare spalancate per un tempo superiore.

  • Valutazione generale dell’impianto

In presenza di un impianto vecchio, bisognerebbe valutare la possibilità di cambiarlo. Con le agevolazioni fiscali previste dal Governo (Legge di Bilancio e Decreto Rilancio), oggi è anche più economico cambiare caldaia, visto che è possibile acquistare una nuova caldaia detraendo fiscalmente il 50% oppure il 65% dell’importo in 10 anni, a seconda dell’impianto che si andrà a scegliere. Queste agevolazioni hanno come obiettivo l’ottimizzazione energetica, e le nuove caldaie permetteranno un notevole risparmio economico.

 

In sede di ristrutturazione edilizia, o quando si acquista un nuovo immobile, uno dei dubbi più ricorrenti riguarda la scelta tra l’installazione di una caldaia oppure di uno scaldabagno.

Entrambi gli impianti permettono di utilizzare l’acqua calda, ma esistono alcune differenze che saranno cruciali in sede di acquisto: bisognerà infatti capire a cosa servirà l’impianto che si deciderà di installare, se esso dovrà erogare acqua calda sanitaria (per l’igiene quotidiana e per cucinare, essa proviene dagli acquedotti e viene riscaldata prima della fuoriuscita dei rubinetti) o servirà anche per il riscaldamento dell’abitazione (l’acqua in questo caso si trova in circuiti chiusi ed alimenta i radiatori dei caloriferi o degli scaldasalviette).

In questo articolo osserveremo le principali differenze tra i due impianti, in modo tale da poter acquistare quello più idoneo alle esigenze del cliente, che permetterà di ridurre sia l’importo della bolletta che gli sprechi d’acqua.

Quale scegliere tra le due soluzioni?

In linea generale, conviene utilizzare lo scaldabagno quando si ha soltanto l’esigenza di riscaldare l’acqua, in presenza quindi di un’abitazione che presenta un sistema di riscaldamento centralizzato.

La caldaia è la scelta più sensata nel caso in cui oltre all’acqua calda, si avrà la necessità di riscaldare l’immobile tramite l’impianto da installare.

Perché scegliere lo scaldabagno?

Lo scaldabagno, come già osservato, rappresenta l’opzione migliore per le abitazioni che prevedono un impianto di riscaldamento centralizzato, ma può essere integrato anche in case di elevate dimensioni, affiancandolo alla caldaia, in modo da evitare la possibilità di rimanere a corto di acqua calda (nel caso, ad esempio, che più persone contemporaneamente stia facendo la doccia).

Lo scaldabagno ha un prezzo complessivamente più basso rispetto alla caldaia, che oscilla tra i 150 euro ed i 1.200 euro a seconda del modello.

Lo scaldabagno elettrico è quello più semplice ed economico da installare, ma anche il più dispendioso per quanto riguarda i consumi (è l’ideale quando si consuma poca acqua, e può tornare utile per un bagno di servizio o per le seconde case).

Lo scaldabagno a gas ha un costo iniziale più elevato rispetto a quello elettrico, ma nel lungo periodo permette un risparmio in bolletta maggiore (è perfetto per il normale consumo quotidiano d’acqua).

Perché optare per la caldaia?

La caldaia è la soluzione più conveniente per il riscaldamento degli ambienti: oltre ad erogare acqua calda sanitaria, la caldaia si occuperà di azionare l’impianto di riscaldamento.

A seconda delle dimensioni della propria abitazione, si potranno seguire strade diverse

Infatti, in presenza di un appartamento piccolo e termoautonomo, si potrà acquistare una caldaia a condensazione istantanea che si occuperà sia dell’acqua sanitaria che di quella presente nei termosifoni (il funzionamento è, appunto, istantaneo, e si attiverà solo nel momento dell’utilizzo).

In presenza invece di una casa più grande, che prevede diversi bagni ed è abitata da più persone, sarebbe preferibile installare una caldaia con accumulo, dotata di un serbatoio dove l’acqua calda è mantenuta alla temperatura che più si desidera, in modo da non rimanere mai al freddo.

L’acquisto di una caldaia ha un costo iniziale maggiore rispetto allo scaldabagno, con prezzi variabili tra i 700 euro ed i 2.000 euro, ma permetterà di migliorare l’efficienza energetica e di risparmiare sui consumi.

 

Il bonus condizionatori fa parte del bonus casa, e rientra nel programma statale di detrazioni fiscali previste dalla Legge di Bilancio per il 2021.

Le detrazioni fiscali potranno ammontare fino al 50% o 65% della spesa totale sostenuta per acquistare climatizzatori a pompa di calore. Sarà infatti possibile detrarre fiscalmente una percentuale della spesa a seconda del tipo di intervento che si andrà a compiere, rendendo decisamente economico e vantaggioso dotarsi di un nuovo condizionatore o sostituire quello vecchio che già si ha in casa.

Le detrazioni fiscali rientrano nel piano per il risparmio e l’efficienza energetica attuate dallo Stato Italiano, ed avranno effetto in sede di dichiarazione dei redditi per i 10 anni successivi all’acquisto: la quota sarà ripartita in 10 tranche annuali dello stesso importo.

Funzionamento del bonus condizionatori 2021

Come già osservato, la detrazione di cui si potrà usufruirà è legata al di lavorazione che si realizzerà: il 50% è previsto per l’acquisto di condizionatori in ambito di ristrutturazioni ordinarie (in caso di ristrutturazioni straordinarie sarà necessario acquistare un climatizzatore che abbia una classe energetica almeno A+), mentre la detrazione del 65% è destinata all’acquisto di un condizionatore ad alta resa energetica, che andrà a sostituire un climatizzatore di classe inferiore.

Sarà possibile accedere al bonus sia in presenza di interventi edili che rispettino i parametri previsti, ma anche in mancanza di lavorazioni edili in atto, limitandosi quindi al solo acquisto dell’impianto.

Le detrazioni del 50% e del 65% riguardano l’IRPEF, la tassa sui redditi, e per accedervi bisognerà presentare la situazione patrimoniale e documentare l’acquisto degli impianti di climatizzazione, utilizzando pagamenti tracciabili.

A chi spetta il bonus condizionatori? A chi detiene diritti sull’immobile, come i proprietari (intesi come soggetti privati, società, cooperative, associazioni, enti pubblici e privati) ed alle persone che si occupano delle spese riguardanti l’immobile (ad esempio, locatari e conviventi).

Le caldaie a camera aperta fanno parte della vecchia generazione di caldaie, al pari di quelle a camera stagna: si tratta infatti delle due tipologie fondamentali, presenti nella maggior parte degli ambienti domestici. 

Le caldaie a camera devono il loro nome al vano posto tra il bruciatore e lo scambiatore, detto appunto camera, che rappresenta il luogo in cui si verifica l’incontro tra il gas proveniente dal bruciatore e l’aria comburente: in questo modo avviene la combustione, che dà vita alla fiamma, la quale darà così inizio al processo di riscaldamento.

Camera aperta e camera stagna: differenze e similitudini

La differenza tra una caldaia a camera aperta una caldaia a camera stagna risiede principalmente nella modalità con cui viene prelevata l’aria comburente, ossia l’aria attraverso la quale avviene la combustione: le caldaie a camera aperta prelevano l’aria dall’ambiente circostante tramite tiraggio naturale, mentre quelle a camera stagna attraverso tiraggio forzato.

Quello che invece caratterizza entrambe le tipologie è la dispersione di calore e gli alti consumi, oltre ad una considerevole emissione di sostanze inquinanti.

Proprio per i motivi osservati, dal 26 settembre 2015, in Italia, è vietata l’immissione sul mercato di nuove caldaie a camera aperta e stagna, in favore delle caldaie a condensazione.

Quest’obbligo riguarda i produttori, non il cliente finale: sarà ancora possibile installare caldaie non a condensazione (potranno quindi esser montate caldaie a camera aperta e stagna fino ad esaurimento scorte, l’importante è che la data di fabbricazione sia precedente rispetto al 26 settembre 2015).

Il passaggio alle caldaie a condensazione

La direttiva 2009/125/CE, anche detta Ecodesign, e la direttiva 2012/27/UE per l’efficienza energetica di tutti gli impianti di riscaldamento, hanno di fatto messo al bando le caldaie a camera aperta e stagna in luogo delle caldaie a condensazione.

Il perché è presto spiegato: l’obiettivo è volto al miglioramento del rendimento energetico dei sistemi di riscaldamento domestico ed all’utilizzo di energie rinnovabili.

Le caldaie a condensazione rappresentano una svolta ecologica ed economica, perché evitano la dispersione del calore assicurando un’efficienza energica del 98%, inquinano meno vista la riduzione delle sostanze nocive prodotte e permettono di risparmiare economicamente, visti i consumi ridotti ed il conseguente risparmio in bolletta.

A chi rivolgersi per le caldaie a camera aperta

Per installare una nuova caldaia, sarà necessario affidarsi a ditte serie e competenti, come CASAMIA CALDAIE: facente parte del gruppo Casamia Srls con sede a Roma, nasce con l’obiettivo di offrire al cliente un servizio impeccabile per quanto riguarda la vendita, l’installazione, l’assistenza e la manutenzione di caldaie a gas ed a condensazione, centrali termiche, scaldabagni, impianti di riscaldamento ed energie rinnovabili.

CASAMIE CALDAIE si avvale di marchi come Ariston, Vaillant, Beretta, Ferroli, Riello, Immergas, Daikin e Junkers Bosch, è presente sul mercato da oltre 20 anni ed è leader nel Lazio per numero di installazioni ed interventi di assistenza. 

Clicca qui per vedere l’elenco completo di tutte le caldaie a camera aperta disponibili.

Le caldaie a condensazione offrono una serie di vantaggi rispetto alle caldaie tradizionali: aumentano l’efficienza energetica fino al 98% (l’apparecchio ha un rendimento costante che evita sprechi), sono meno inquinanti (la tecnologia a condensazione riduce la produzione di sostanze nocive durante il processo di combustione), permettono di risparmiare sul riscaldamento, abbattendo i costi in bolletta (grazie al risparmio energetico), hanno dei costi sostenuti per l’installazione (grazie al bonus caldaia del 50% e del 65%) e sono completamente personalizzabili (l’impianto può essere ingrandito tramite pannelli solari e sistemi di accumulo e regolazione energetica).

Insomma, le caldaie a condensazione sono più efficienti delle caldaie tradizionali, rispettano l’ambiente e permettono di risparmiare soldi. Ma è davvero obbligatorio sostituire la vecchia caldaia con una a condensazione? Nell’articolo faremo un po’ di chiarezza al riguardo, dicendo subito che la risposta è no.

La normativa sulle caldaie a condensazione

Esistono due direttive europee in merito, la direttiva 2009/125/CE (anche detta Ecodesign) e la direttiva 2012/27/UE (per l’efficienza energetica di tutti gli impianti di riscaldamento.

In seguito a queste direttive, a partire dal 26 settembre 2015 in Italia è vietato immettere sul mercato nuove caldaie a camera stagna, ossi quelle tradizionali, ad esclusione di un tipo particolare di caldaia a camera aperta, che potrà ancora venir installato nei casi in cui non fosse possibile sostituire il vecchio impianto con uno a condensazione (la causa è dovuta all’obsolescenza di alcune canne fumarie condominiali, non idonee a supportare i fumi acidi). L’obbligo è naturalmente rivolto ai produttori di caldaie.

L’obiettivo è volto all’utilizzo di energie rinnovabili ed al miglioramento del rendimento energetico de sistemi di riscaldamento domestici, e la legge introduce per le caldaie l’obbligo di etichetta energetica dell’impianto e dei componenti, con le classi che variano dalla migliore A++, fino alla minore G.

È obbligatorio sostituire la caldaia?

Come visto nel paragrafo precedente, non sarà più possibile per i produttori immettere sul mercato caldaie tradizionali, ma non esiste una legge che obblighi le persone a sostituire la vecchia caldaia con una a condensazione.

Inoltre, nel caso in cui si voglia cambiare caldaia, sarà ancora possibile scegliere le tradizionali caldaie a camera stagna fino a che non verranno esaurite le scorte nei magazzini dei rivenditori, oppure quelle a camera aperta in caso di canna fumaria obsoleta.

Il cliente potrà ancora decidere quale modello installare (sarà importante verificare che la data di fabbricazione sia antecedente alla messa in vigore della legge, quindi entro il 26 settembre 2015), anche se le caldaie a condensazione rappresentano la scelta migliore per i motivi osservati all’inizio dell’articolo.

Inoltre le caldaie a condensazione offrono una serie di vantaggi poiché la loro installazione rientra in una serie di incentivi fiscali. 

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